I motivi per cui si chiede un aiuto psicologico, o si invitano amici o familiari a farlo, possono essere diversi e di diversa urgenza, per ognuno esiste un percorso adatto a soddisfare bisogni ed aspettative e, soprattutto, risolvere in tempi adeguati i problemi per recuperare prima possibile una buona qualità di vita.

Le fatiche di questo periodo - legate alle restrizione, ai vissuti e alle paure legate al COVID19 - possono essere generalizzate e diffuse oppure acute e manifestarsi in vere e proprie situazioni di emergenza come attacchi di panico o forti crisi che richiedono una sorta di “pronto soccorso emotivo” per cui esistono appositi numeri d'emergenza, nel caso in cui non si abbia un terapeuta di riferimento.

Oltre alle crisi acute, ci possono essere disturbi dell'umore, ansia, depressione, malessere esistenziale, problemi familiari, difficoltà relazionali, e così via che, con la situazione di emergenza sanitaria e le forti restrizioni in cui viviamo, si sono acuiti oppure sono emersi proprio ora e richiedono una presa in carico tempestiva.

In entrambi i casi, a volte, si pongono dubbi, freni e timori a chiedere un aiuto psicologico durante il tempo della pandemia.

A tal proposito, condivo come stanno le cose dal punto di vista legislativo e cosa propongo per sciogliere eventuali dubbi.

La professione di psicologo è una professione sanitaria, motivo per cui sin dall'inizio dell'emergenza, è rimasta un'attività aperta e praticabile nel rispetto delle norme di sicurezza anche di persona, soprattutto in quei casi urgenti in cui i soggetti non possano usufruire di terapie on line; se la persona ha necessità di venire su appuntamento in studio, indicando i recapiti del terapeuta sull'autocertificazione, è in regola ad eventuali controlli mentre è per strada.

In tutti gli altri casi, si propongono e si danno istruzioni per incontri in tele-psicologia usando PC o smartphone collegati ad internet.

Personalmente, per le persone che non avrebbero potuto usufruire di una terapia on line, ho tenuto aperto al pubblico uno solo dei miei studi (Cavaglià - Biella), perché per caratteristiche fisiche e di dimensione mi consente di lavorare in piena sicurezza mia e dei miei pazienti con sanificazione prima e dopo ogni seduta, presenza unicamente di materiali lavabili, distanza di oltre 3 metri e possibilità di arieggiare bene i locali, a richiesta gel per le mani e mascherina.

Mentre a tutti coloro che potevano avere a disposizione un pc o un telefono con connessione, un luogo sufficientemente riservato, cuffie e microfono, ho esteso la modalità on line, rispetto alla quale ero già ampiamente ferrata utilizzandola con persone che risiedono all'estero, che viaggiano molto per lavoro o hanno orari “impossibili” o che, avendo poco tempo a disposizione, preferiscono risparmiare sugli spostamenti.

Nel caso in cui ci fossero dei dubbi rispetto all'efficacia delle terapie on line, ci sono fior di studi che la dimostrano, alcuni riferimenti è possibile trovarli qui: http://www.psychiatryonline.it/node/7696

Nel caso ci fossero dei dubbi personali offro, inoltre, la possibilità di dedicare un primo incontro alla verifica della modalità ed alla conoscenza con me per capire come funziona e che “effetto fa” prima di decidere se intraprendere il percorso.

Proprio per questo motivo, anche aderendo alle direttive del Consiglio Nazionale degli Psicologi, offro, a persone che non hanno ancora lavorato con me, il primo incontro on line gratuitamente.

Successivamente, il percorso avrà il costo di una terapia tradizionale, non cambiando in termini di qualità e tempo dedicato, salvo in casi di difficoltà economica del soggetto.

In questo caso, aderisco da tempo a Psicologia Aperta che prevedere tariffe agevolate per chi è oggettivamente in difficoltà.

Maggiori informazioni sul sito dell'iniziativa: https://www.psicoterapia-aperta.it/

Per informazioni e prenotazioni: 340.74.60.184 oppure Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

d.ssa Stefania Macchieraldo

 

LA MIA PELLE E' UN CIFRARIO
cifrario ci·frà·rio/ sostantivo maschile
1. Repertorio che contiene il codice o la chiave per la trasmissione o l'interpretazione di messaggi in cifra

Osservo molto il linguaggio non verbale, ma anche ogni altra traccia che non siano solo le parole, nelle persone con cui lavoro (la parola “pazienti” non mi è mai piaciuta, anche se ancora non ho trovato una valida alternativa).
Il timbro della voce, la limpidezza dello sguardo, il corpo, nelle sue posture, nelle sue andature in movimento ma anche nella sua cura, nelle sue mille modalità di esprimersi, di confermare o di contraddire quanto le parole esprimono e poi l'abito su misura che lo contiene, l'interfaccia osmotica tra noi ed il mondo esterno: la pelle. Un colorito spento e grigio tradisce indubbiamente stanchezza, poca vitalità. Il rossore delle emozioni, che in certe persone è quasi una condizione permanente che parla della loro emotività costante e pervasiva, che si accende andando al di là della volontà. Gli eritemi che non corrispondono a nessuna causa apparente, spesso la via di espressione di rabbia repressa.

Le chiazze che ricoprono il collo e la scollatura durante i momenti emotivamente più animati in certi soggetti. Per non parlare della psoriasi, non a caso definita malattia dell'anima. Una pelle luminosa, invece, non può che essere il biglietto da visita che comunica non solo che siamo in salute ma anche che siamo in pace con noi stessi e con il mondo. Esiste poi un'altra categoria di “tracce” sulla pelle da decifrare. Tracce che esulano dalla fisiologia e sono il frutto delle nostre scelte, oltre che la deliberata espressione di qualche parte di noi: i tatuaggi, orecchini, piercing. Visibili a pochi intimi, mostrati a tutti, espressione di ribellione, tributi d'amore, accompagnati da nomi e parole, simboli universali, motivi creativi, cancellati dal laser, ... tanto raccontano di chi li ha scelti. La nostra pelle, inoltre, porta anche i segni di ogni volta in cui il nostro interno è entrato in contatto con l'esterno in modalità brutale: le cicatrici. Possono essere incidenti, interventi chirurgici, traumi, tagli cesarei, ma sempre, ed in ogni caso, per la nostra pelle, e quindi per noi, una forma traumatica di invasione e di apertura non contemplata all'esterno, anche quando porta alla luce la vita oppure la salva.

La “pelle come un cifrario”, immagine evocativa presa a prestito da una raccolta di poesie di Monica Maggi, calza a pennello. La pelle come un codice che può essere in grado, a chi sa decifrarlo, di schiudere segreti, di consentire l'interpretazione di un messaggio, quello che sulla superficie del nostro corpo racconta come stiamo in quel momento ma anche cos'è stato di noi e anche dove desideriamo e temiamo andare, nell'umano ed oscillante eterno conflitto tra desideri e paure. Non per niente è antica la suggestione di osservare le pieghe della pelle delle mani per leggervi l'andamento della vita in un sunto racchiuso in una spanna. Tuttavia, il proprio destino ritengo che sia meglio prenderlo in mano, piuttosto che che farselo leggere e il modo migliore per farlo resta quello di lavorare su se stessi, per aumentare la propria capacità di vivere la vita nel modo più appagante possibile nonostante tutto. Una possibilità speciale è quella di dedicarsi del tempo ad imparare l'arte di trasformare le proprie cicatrici dell'anima in elementi di forza e di rendere preziosa la propria esperienza nella sua interezza ed unicità.

d.ssa Stefania Macchieraldo

Link Kintsugi:
l'arte di valorizzare le crepe della vita.
Laboratorio esperienziale tra arte manuale e arte dell'anima.

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