Percorsi di Mindfulness

per prendersi cura di sé stessi, liberarsi dallo stress, vivere e nutrirsi in modo equilibrato

 

Il percorso prevede una serie di formazioni che possono anche essere seguite separatamente.

 

Mindfulness Full

corso base in otto moduli per apprendere ed applicare la mindfulness nella propria vita

e vivere con più appagamento e benessere

MINDFULNESS FULL - Percorso Base Protocollo Completo in 8 moduli in 4 incontri

 

Mindfulness Eating

il corso dedicato al rapporto con l'alimentazione

e il suo miglioramento attraverso la meditazione

MINDFULNESS EATING – percorso di alimentazione consapevole

 

Mindfulness Relazionale

laboratorio seminarle durante il quale si applica la meditazione alla comunicazione nelle relazioni interpersonali

Mindfulness Relazionale – gestire costruttivamente la comunicazione con gli altri

 

Mindfulness Eating Bambini

percorso dedicato all'alimentazione dei bambini e coinvolge

i piccoli e i loro genitori o adulti di riferimento

Percorso Minfulness Eating Bambini (bambini e genitori)

 

QUANDO, DOVE e COME

 

Da marzo a giugno.

A Cavaglià in provincia di Biella, a 50 minuti da Torino e 60 da Milano.

Gli incontri si svolgeranno presso le sale, gli spazi ed il giardino di Kimila - Teatro dell'Anima – e location limitrofe, immersi nella natura tra laghi e boschi.

I corsi verranno erogati in presenza in piccolo gruppo, osservando tutte le precauzioni necessarie in materia di prevenzione Covid.

Quando gli incontri sono di una giornata è possibile pranzare insieme presso l'Agriturismo Parie'.

Si suggeriscono abiti comodi, tappetino e una copertina.

Ulteriori informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.    -    347 74 60 184

 

Lo confesso, ieri ho pianto.

Ho sentito pungere le lacrime e non le ho trattenute.

Non è la prima volta che a seguito degli incontri che avvengono in terapia resto in compagnia delle mie emozioni.

Ieri era un'emozione “bella”. Erano lacrime di commozione per la reciprocità umana che, di frequente, nasce tra paziente e terapeuta, soprattutto quanto si sono attraversate insieme tempeste e scalate insieme pareti.

Ieri era la commozione della consapevolezza aver realizzato un buon lavoro, fatto di fatica e autenticità per consentire l'espressione dell'esistenza liberata da pesi inutili.

Ieri era l'emozione di sentirsi riconosciuti come essere umano ancora prima che professionista.

Il terapeuta è un essere umano.

Talvolta idealizzato, certamente. E talvolta questa idealizzazione è anche funzionale al processo terapeutico. Tuttavia, un effetto collaterale può essere quello di ritenerlo immune dal qualsiasi ferita relazionale e, di conseguenza, fornirsi un alibi per non tenere in considerazione le emozioni del terapeuta stesso.

I diversi approcci psicoterapeutici consentono una maggiore o minore “trasparenza” ed autenticità del terapeuta, un maggiore o minore concedersi di essere se stessi di fronte al paziente, scelta che molto ha a che fare anche con la personalità del terapeuta stesso. In ogni caso, il terapeuta ha emozioni anche intense e con esse lavora sia che le mostri o meno.

Il terapeuta per essere efficace, deve necessariamente immergersi nelle proprie emozioni e questo aspetto è a carico del terapeuta stesso che con i suoi strumenti gestisce ciò che prova.

E poi c'è l'aspetto più squisitamente relazionale dell'incontro tra due esseri umani che trascende la relaziona terapeutica per farsi relazione umana.

E' lì che può accadere di sentirsi “masticati e sputati”, usati alla bisogna.

Il fatto che il terapeuta abbia gli strumenti per capire le dinamiche che muovono tali comportamenti, nulla toglie all'intensità delle emozioni e delle delusioni che scatenano.

La relazione terapeutica, come ogni relazione va curata adeguatamente ovvero con rispetto la stesso capacità di rispetto che ci consentirà di avere buone relazioni nel mondo.

d.ssa Stefania Macchieraldo

 

La diffusione delle tecnologie digitali nella vita quotidiana sta interessando sempre di più anche l’infanzia, modificando l'ambiente di crescita dei bambini (Bianchi & Mazzuccelli, 2019) e le loro esperienze di vita quotidiana.

Oltre all’uso della televisione, con canali ideati apposta per i bambini, è in aumento anche l’uso di dispositivi elettronici touchscreen (Rocha & Nunes, 2020). L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, 2019) ha dato raccomandazioni per ridurre lo stile di vita sedentario che sempre più accomuna i bambini al giorno d’oggi, sottolineando di non esporre alla tecnologia bambini al di sotto dei 2 anni d’età, mentre per i bambini tra i 2 e i 5 anni di permettere solo un’ora al giorno di fronte agli schermi digitali. 

La crescente preoccupazione sull’uso della tecnologia nell’età evolutiva è accompagnata dall’evidenza che possa avere effetti nocivi sulla salute e lo sviluppo dei bambini, in quanto è associata a obesità, disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, oltre al fatto che toglie tempo ad altre attività come la lettura o il gioco creativo (Carter, Rees, Hale, Bhattacharjee, & Paradkar, 2016; Howe et al., 2017; Rocha & Nunes, 2020); a questo si aggiungono le preoccupazioni relative alle difficoltà che possono emergere a livello di socializzazione.

Spesso i dispositivi elettronici appaiono come un modo per i genitori per far fronte alla propria frustrazione in seguito al comportamento del figlio; essi infatti hanno un effetto calmante e facilitano la routine giornaliera e la relazione con i figli (Rocha & Nunes, 2020). Viene spesso anche discusso di quanto i bambini con un temperamento agitato e aggressivo passino più tempo utilizzando dispositivi elettronici come strategia messa in atto dai genitori per distrarli.

A questo proposito la  American Academy of Pediatrics rassicura sul fatto che, a volte, l’uso di dispositivi elettronici può essere una strategia utile con effetto calmante sul bambino, ad esempio durante viaggi in aereo o mentre si svolgono esami medici, così da facilitare la gestione della situazione.

Brito e Dias (2019) sottolineano l’importanza della mediazione parentale nell’uso dei dispositivi digitali: la tecnologia può avere una funziona pedagogica, ma solo se usata correttamente, a seconda dell’età del bambino, e con la supervisione dei genitori. I dispositivi elettronici possono essere una risorsa utile nell’apprendimento, esistono infatti applicazioni apposite in base all’età; dunque, l’uso di applicazioni educative può portare benefici.

Chiaramente l’uso di dispositivi elettronici per l’apprendimento deve comunque essere sempre accompagnato da altri tipi di attività, senza diventare l’unica risorsa. I benefici connessi all’uso di dispositivi elettronici si osservano il più delle volte solo in contesti scolastici, dove sono garantite la partecipazione degli adulti e l’uso di specifiche applicazioni adatte all’età e funzionali all’apprendimento (Rocha & Nunes, 2020).

L’uso ripetuto e prolungato può però portare a un minor benessere psico-sociale e a problemi comportamentali (Zhao et al., 2018). 

I rischi, a livello di sviluppo e comportamento del bambino, che possono derivare dall’uso scorretto di questi dispositivi sono comunque superiori rispetto ai benefici che possono risultarne. 

In ogni caso l’importanza maggiore è da dare alla qualità della relazione adulto-bambino e non all’uso dei dispositivi in sé (Rocha & Nunes, 2020).

In una società in cui è inevitabile che i bambini coesistano con vari tipi di media digitali, lo sviluppo di attività alternative e all’aperto è benefico nella crescita dei bambini, andando a bilanciare il tempo passato in attività sedentarie e la tendenza a un eccessivo uso dei dispositivi elettronici (Rocha & Nunes, 2020).

 

Eleonora Pregnolato, Dott.sa magistrale in Psicologia

 

Bibliografia

Bianchi, A., & Mazzucchelli, C. (2019). Bambini nel digitale. PNEI REVIEW, 2, 70-81. DOI:10.3280/PNEI2019-002007

Brito, R., & Dias, P. (2019). Technologies and children up to 8 years old: what changes in one year? Observatorio (OBS*), 13(2), 68–86.

Carter, B., Rees, P., Hale, L., Bhattacharjee, D., & Paradkar, M. S. (2016). Association between portable screen-based media device access or use and sleep outcomes: A systematic review and meta-analysis. JAMA Pediatrics, 170(12), 1202–1208. DOI: 10.1001/jamapediatrics.2016.2341.

Howe, A. S., Heath, A. M., Lawrence, J., Galland, B. C., Gray, A. R., Taylor, B. J., & Taylor, R. W. (2017). Parenting style and family type, but not child temperament, are associated with television viewing time in children at two years of age. PLoS One, 12(12), 1–16. DOI: 10.1371/journal.pone. 0188558.

Rocha, B., & Nunes, C. (2020). Benefits and damages of the use of touchscreen devices for the development and behavior of children under 5 years old—a systematic review. Psicologia: Reflexão e Crítica, 33. DOI: 10.1186/s41155-020-00163-8

World Health Organization (2019). Guidelines on physical activity, sedentary behavior and sleep for children under 5 years of age. World Health Organization.

 

Zhao, J., Zhang, Y., Jiang, F., Ip, P., KaWing Ho, F., Zhang, Y., & Huang, H. (2018). Excessive screentime and psychosocial well-being: The mediating role of body mass index, sleep duration, and parent-child interaction. JAMA Pediatrics, 202, 7–62. DOI: 10.1016/j.jpeds.2018.06.029.

 

 

Nel video Randal - uno dei protagonisti dell'amata serie “This is Us” in cui, dopo un primo percorso di terapia, si accinge ad incontrare altri professionisti.

Secondo voi, tra i tre, chi sceglierà? :-) Clicca sulla foto per vedere il video e scoprirlo

-

Scegliere con chi lavorare su se stessi, scegliere con chi instaurare un rapporto così particolare come quello che si crea con uno psicoterapeuta non è affatto facile.

I motivi sono tanti ma, in primis, il fatto è che, prima si sceglie, e poi, si incontra, e solo durante l'incontro può esserci una valutazione rispetto all'essere nel posto giusto, con la persona “giusta”.

Ed è proprio prima di arrivare all'incontro che si devono dribblare una serie di questioni, in mezzo alle quali, ci sono anche le nostre naturali resistenze.

Ma andiamo per ordine.

Spesso le persone arrivano per vie diverse, in cui anche il caso fa la sua parte: il passaparola, la ricerca su internet, la lettura delle esperienze, la lettura di pubblicazioni (su social, blog, libri, …), la vicinanza geografica, il tipo di specializzazioni, l'approccio teorico, etc...

In particolare:

  • è utile e interessante avere testimonianze dirette di persone che hanno lavorato con quel terapeuta, tuttavia non sempre le persone sbandierano le loro esperienze o viceversa non desiderano condividere il fatto di cercare un terapeuta;

  • internet può fornire molte informazioni, un tempo inaccessibili così agilmente, fornite dal terapeuta stesso ma anche da altri pazienti per esempio sotto-forma di testimonianze o recensioni; leggere cosa e come scrive un terapeuta, magari vederlo in un video potrebbe dare una prima impressione, seppur inevitabilmente parziale e generica;

  • altro vantaggio offerto dalla tecnologia è quello di superare le barriere geografiche: con gli incontri on line è possibile, oltre risparmiare tempo, scegliere qualcuno adatto a noi che sarebbe troppo distante da raggiungere fisicamente;

  • in altri casi è apprezzato il fatto di uscire di casa ed avere un tempo di elaborazione, prima e dopo l'incontro, il tempo del tragitto per raggiungere lo studio;

  • un fattore da prendere in considerazione può essere anche il “tipo” di terapeuta in base alla sua formazione: gli approcci in psicoterapia sono molti e molto diversi, come anche gli strumenti, tuttavia mi sento di dover sottolineare che un elemento fondamentale è lo stile personale del terapeuta che da origine al fattore terapeutico più rilevante in assoluto che è la qualità della relazione che si andrà ad instaurare;

Dopo e durante aver passato al vaglio una serie di possibili professionisti ci sono freni e resistenze che possono inibire il primo contatto: di solito una telefonata ma, anche un messaggio scritto.

Le resistenze sono sono una fisiologica reazione al cambiamento, anche quando si desidera cambiare rispetto a qualcosa che ci fa soffrire, perché il nostro dolore lo conosciamo bene, mentre un'ipotetica alternativa può suscitare paure e fantasie temibili.

Fantasie che, in quanto tali, sono da rispettare ma non è auspicabile porle al timone della nostra vita. Per cui è importante fare un bel respiro e lasciare che siano curiosità e desiderio di benessere a spingerci a contattate chi potrà essere importante per intraprendere il meraviglioso viaggio verso la piena realizzazione della nostra vita.

Non ultimo, la scelta va ben ponderata ma, suggerirei, di muoversi con leggerezza e libertà.

Non sempre, il primo incontro potrebbe rivelarsi essere quello “giusto” ma sarà comunque un'esperienza importante per orientaci nella ricerca.

La bussola nella scelta è il nostro “sentire”: per poterla attivare è necessario incontrarsi.

 d.ssa Stefania Macchieraldo - 3407460184 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

La maternità è a lungo attesa e desiderata da molte donne. Ma il mito della maternità come il momento più bello della vita, di amore assoluto tra madre e figlio, non è realistico, anzi, può produrre molti danni impedendo alle donne di in difficoltà di sentirsi legittimate a chiedere aiuto.

Recenti statistiche mostrano che 2 donne su 10 soffrono di un problema di salute emotiva durante la gravidanza e nel primo anno dopo il parto.

Di queste donne ben il 75% non sarebbe adeguatamente seguito in questo momento delicato.

La gravidanza, infatti, implica dei cambiamenti fisici e comportamentali che si manifestano nel corpo e nel cervello delle mamme e, se non correttamente riconosciuti e accolti, possono causare difficoltà a molte donne. A differenza di un tempo, inoltre, le donne si trovan tendenzialmente più sole ad affrontare questo momento.

Cosa è possibile fare? Tre consigli:

  1. Parlare di quello che si sta vivendo, dei sentimenti che si provano, dei pensieri che si hanno e, se necessario, chiedere aiuto: alle persone vicine per le incombenze pratiche, ad un professionista della salute se il peso emotivo è elevato.

    Parlarne senza vergogna, è normale sentirsi in difficoltà e, a volte, avere anche pensieri conflittuali e provare emozioni inaspettate come la rabbia e la tristezza

  2. Sbalzi d’umore ed ansia in parte possono essere normali, ma non si deve sottovalutare come ci si sente, soprattutto se i disagi durano a lungo e sono piuttosto intensi. In ogni caso, prima si affronta la questione meglio è, per evitare che la situazione diventi difficile e quindi più faticosa da recuperare.

  3. Non sentirsi in colpa se non si sta come si era immaginato (o come ci avevano fatto credere accadesse), non ambire ad essere per forza felice e che tutto sia perfetto. Il “mito della maternità” ovvero che una madre durante la gravidanza e a maggior ragione quando ha il bimbo in braccio, debba essere raggiante, felice e completamente appagata è falso e fuorviante, può accadere, ma spesso è molto più complesso e altre volte addirittura molto lontano dalla realtà. Ciò è semplicemente naturale e piccolo a grande che sia il disagio provato da una mamma richiede solo una cosa: ascolto e aiuto.

    d.ssa Stefania Macchieraldo - Psicologa-Psicoterapeuta - 340.74.60.184

Contatti

Dott.ssa Stefania Macchieraldo

Via G. e D. Volpe 44 | 13881- Dorzano (BI) | info@kimila.it | cell. +39 3407460184